Nella tarda serata del 24 Gennaio si spegne un grande maestro del cinema mondiale, Theo Angelopoulos, vittima in serata di un incidente stradale a Keratsini-Drapetsona, località dell’Attica nella quale stava girando delle riprese. Investito da una moto, è stato soccorso e trasportato in ospedale, ma le sue condizioni erano ormai gravemente compromesse e la morte è sopraggiunta poco dopo.
Anghelopoulos era nato ad Atene il 27 aprile 1935, e dopo una prima fase itinerante di approccio accademico e per lo più letterario alla settima arte, durante la quale aveva avuto modo di lavorare a Parigi con Jean Rouch, pioniere del “cinema diretto”, aveva deciso di passare all’azione cimentandosi nella regia. Ritornato in patria, firma negli anni ’70 una trilogia con la quale ripercorre la storia della sua Grecia dagli anni 30 agli anni 70, sviluppando un proprio raffinato stile espressivo dal tono lirico e al contempo sensibilmente riflessivo (non immune talvolta ad un certo manierismo), in cui il respiro del Tempo, della Storia e della Memoria anima, intreccia, e non di rado travolge, per lo più silenziosamente, i fili di esistenze in viaggio tormentate da una costante ricerca interiore.
Saranno questi temi sempre cari al regista, che non abbandonerà mai lo sguardo sulla Grecia meno conosciuta, quella della vita solitaria, silenziosa, spesso povera, travagliata e profondamente segnata dalla storia, che si annida fra le montagne e che si dipana lungo strade impervie.
Legato fra l’altro da un rapporto di collaborazione e amicizia con Marcello Mastroianni che dirige ne “Il Volo” e in “Il passo sospeso della cicogna”, il regista greco ha partecipato a numerosi festival internazionali, aggiudicandosi non pochi prestigiosi riconoscimenti. Si ricordano tra tutti quelli assegnati in occasione del Festival del Cinema di Venezia: nel 1980 per “Alessandro il Grande”, “Paesaggio nella nebbia”(1988) e per “L’Eternità è un giorno” (1988).

A proposito del suo “Lo sguardo di Ulisse” (che dedicò alla memoria di Gian Maria Volonté, il quale venne a mancare proprio durante la lavorazione del film) il regista aveva dichiarato:
Omero è stato il primo sceneggiatore. Aveva già scritto tutto quello che è stato fatto in seguito, è stato lui a introdurre il montaggio alternato. Il mio, però, è un Ulisse dantesco che sceglie la guerra in Bosnia per intraprendere un viaggio all’interno di se stesso. C’è una scena verso la fine del film alla quale tengo molto: in un lungo monologo, A. annuncia la sua ulteriore partenza. ” Quando tornerò”, dice, “indosserò gli abiti di un altro per raccontare la vicenda umana.” Il viaggio dunque non è terminato e noi abbiamo il diritto di scrivere la parola “fine”. La storia che ho raccontato è come un cerchio che si conclude per iniziare ancora
Scena da “Il passo sospeso della cicogna”:
Trailer de “La polvere del Tempo”:
(fonte: caffeeuropa.it, mymovies.it)
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