
“Spero che chi guarderà il film potrà realizzare che esiste una connessione fra un videogioco e il suo creatore e che i giochi possono essere e dicono di più del puro e semplice intrattenimento. E’ stato divertente scoprire tutti i paralleli fra noi che facevamo il film e i ragazzi che facevano i loro videogame. Penso che si potrebbe guardare il film e prendere ogni riferimento al “videogame” e traslarlo in “libro”, “film” o “musica” e il messaggio sarebbe lo stesso. Si tratta di persone appassionate che esprimono se stesse attraverso un duro lavoro, creatività e sacrificio. E’ una storia universale”.

Il documentario esplora però anche i risvolti pratici dell’attività indipendente: da un lato permette ad appassionati autodidatti cresciuti sperimentando in proprio le potenzialità degli strumenti e dei linguaggi connessi alla fruizione e alla creazione dei videogame di dare sfogo alla creatività esplorando sempre nuove soluzioni per mettere in pratica le proprie idee, dall’altro però li costringe ad una stressante e snervante ricerca di finanziamenti senza i quali difficilmente il loro lavoro potrebbe vedere la luce ed essere distribuito. E’ vero però che negli ultimi anni grazie ad internet e alla distribuzione digitale gli sviluppatori sono sempre più in grado di gestire il percorso delle proprie idee personalmente piuttosto fare affidamento sul sostegno di soggetti estranei al processo creativo.
A quanto pare l’idea di Pajot e Swirsky ha attirato l’attenzione del produttore cinematografico statunitense Scott Rudin, spingendolo ad acquisire i diritti di “Indie Game: The Movie” per conto dell’HBO: è lecito pensare quindi che potrebbe nascerne preso una serie televisiva.
A seguire il trailer ufficiale del film:
(Fonti: cinemaevideogiochi.com; filmschoolrejects.com)
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