Il dato che ci restituiscono le prime rilevazioni al botteghino pare allarmante: il Natale non fa più audience, Cortina sembra forse essere un altrove troppo ordinario nel quale proiettare i buoni propositi e i desideri di felicità ed evasione che la festività dicembrina ispira. Che dipenda da una crisi dei cinepanettoni in sé non è argomento che per il momento ci interessa. Siamo piuttosto propensi a fornirvi un’alternativa, per recuperare un po’ di sano spirito natalizio, e a questo punto sembra opportuno tornare alle origini e abbandonarci su una slitta al fianco del caro vecchio Babbo Natale, per viaggiare con lui ancora più lontano…Dove? Ce lo suggerisce Fandango, che ha stilato, grazie ad un sondaggio, la classifica dei dieci film di Natale…peggiori di tutti i tempi.
Il vincitore assoluto è proprio “Babbo Natale conquista i marziani” un film di fantascienza per fanciulli, prodotto indipendente, unico e solo del volenteroso e caparbio creatore del soggetto originale, Paul L. Jacobson. Girato in quattro giorni nel 1964 al costo forse un po’ troppo contenuto di $200,000, sotto la direzione di Nicholas Webster, novello regista, ci propone John Call nei panni di un classicissimo, tanto gioviale da apparire a tratti irritante Babbo-Natale-da-lattina-di-
Con neanche troppo sforzo la pellicola può essere quasi considerata un trattato di “psicopedagogia”, prendendo le mosse dalle ansie dei severi genitori marziani, zelanti si, ma scarsamente attraenti e rassicuranti considerando la vestibilità delle tute alla Batman degli anni ’60 (ma le scenografie in generale e gli abbigliamenti terrestri ben si adattano al loro livello): preoccupati dell’abuso che i loro pargoli inebetiti fanno di televisione umana, dalle quale fra le altre cose imparano a conoscere Babbo Natale e il suo faticosissimo lavoro, i marziani adulti decidono di consultare il saggio e venerando Chochem, un pò un antesignano del più celebre mago Gandalf, con tanto di lunga barba bianca e bastone. L’interpretazione di Chochem ci sembra la più forzata e sopra le righe, a fronte di una prova del cast che globalmente,e nonostante le stroncature, possiamo considerare di tutto rispetto e pienamente in linea con gli ammirevoli canoni stilistici degli anni sessanta. Il saggio ritiene che alla base della voglia di distrazione dei virgulti alieni ci siano i rigidi metodi di indottrinamento e di educazione della società marziana, che non prevedono spazi per l’individualità e la maturazione di un pensiero proprio. L’unico modo per aiutare i bambini è allora lasciarli liberi e permettere loro di divertirsi. Per questo hanno bisogno di una figura analoga a quella di Babbo Natale, e riusciremo ad essere più onesti con questo film quando ammetteremo a noi stessi l’inevitabilità e l’universalità del monito che il vecchio educatore ci suggerisce. I genitori marziani allora optano per il ragionevolissimo rapimento di Babbo Natale, intraprendendo, a bordo della loro navicella spaziale d’avanguardia, un viaggio alla volta del Pianeta Terra: qui, sorpresi dalla proliferazione di “Babbi Natale” ad ogni angolo di qualsiasi città, “ingaggiano” due bambini terrestri che, una volta scovato quello vero, costruiranno con lui una fabbrica di giocattoli su Marte fra mille peripezie, notevoli jingle e coretti natalizi accattivanti e indimenticabili, e le irrinunciabili resistenze di marziani conservatori che tenteranno in ogni modo di sabotare l’impresa. Al grande sgomento e alle tribolazioni dell’opinione pubblica del Pianeta Terra, orfano del nordico vegliardo, troverà inaspettatamente una soluzione il marziano Dropo, che, subendo il fascino natalizio, comincia a travestirsi ed atteggiarsi come Santa Claus, ricevendo quindi da quest’ultimo la benedizione a continuare la sua opera salvifica su Marte. Babbo Natale sarà così libero di tornare nella terra natia per consegnare in tempo i doni ai sanissimi bambini terrestri.
Curiosità: due famose ditte di giocattoli fornirono fondi per la realizzazione del film, e la pistola laser marziana utilizzata effettivamente nelle riprese fu fornita dalla celeberrima società californiana Wham-O.
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