
Brüno, film del regista Larry Charles, con Sacha Baron Cohen e Gustav Hammarsten, uscito nelle sale il 23 ottobre, è un giornalista gay, super depilato, fissato con la moda. In Austria conduce il programma Funkyzeit Mit Bruno (Tempo di divertimento con Bruno), nel quale si diverte a disquisire del look di svariate starlette americane.
Brüno ha un sogno: quello di sfondare, di diventare famoso e di riuscire a diffondere le sue idee bizzarre sulla moda in giro per il mondo.
Ma il sogno di fama mondiale del giornalista gay viene spezzato dopo aver realizzato un servizio a Milano in occasione della settimana della moda durante il quale riesce a boicottare incolpevolmente una sfilata e viene addirittura arrestato.
Dopo essere stato licenziato dalla rete televisiva austriaca, Brüno si trasferisce negli Stati Uniti dove, insieme al suo assistente Lutz, tenterà di ritrovare la strada per raggiungere il successo planetario.
Come il suo predecessore “Borat”, anche Bruno mescola la realtà alla finzione cinematografica e l’intento del film è palesemente quello di screditare e di prendere in giro il mondo della moda, dello show business e di svelare un mondo palesemente omofobo.
Peccato che il film sia totalmente privo di senso narrativo, peccato che tutti i viaggi che i protagonisti intraprendono siano slegati tra di loro, peccato che la trama sia disomogenea e che alcune scene siano tutt’altro che esilaranti.
Sorprende dunque che un genio come Mel Brooks abbia affermato “Sacha Baron Cohen e Will Ferrel sono i comici che preferisco fra quelli attualmente in circolazione”.
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