Il nastro bianco, regia di Michael Haneke. Con Christian Friedel, Leonie Benesch, Ulrich Tukur, Ursina Lardi, Burghart Klaußner, Steffi Kühnert, Josef Bierbichler, Rainer Bock, Susanne Lothar, Branko Samarovski, Detlev Buck, Marisa Growaldt, Janina Fautz, Jadea Mercedes Diaz, Sebastian Hülk, Michael Schenk, Leonard Proxauf, Theo Trebs, Fion Mutert, Michael Kranz, Maria-Victoria Dragus, Levin Henning, Johanna Busse, Yuma Amecke.
Nel 1913, in un paese della campagna tedesca cominciano a verificarsi strani episodi di violenza. Il medico del paese viene disarcionato da cavallo fratturandosi una spalla poichè un sottile, ma robusto e ben teso, filo ha intralciato il cammino del suo cavallo. Un fienile viene dato alle fiamme. Due bambini vengono rapiti e torturati…
Una escalation di violenza sullo sfondo di una Germania ancora ignara di star seminando i germogli del sentimento che solo qualche anno dopo sarebbe diventato l’incubo Nazista. Nel film le tre figure principali, il Medico, il Barone e il Pastore sono i simboli di una società bene e ipocrita, che realizza se stessa solo nell’esercizio dell’odio, della violenza, dell’inganno. E così il dottore è padre incestuoso e amante cinico, il barone è uomo ricchissimo ma incapace di dare un affetto vero a moglie e figlio, e infine il pastore è un personaggio rigido e devoto che è capace di giustificare la propria azione moralizzatrice con la violenza.
Il regista utilizza questo agghiacciante sfondo di rapporti umani gelidamente estremizzati per indurci a riflettere sulle intolleranze. E il nastro bianco del titolo, che i padri appuntano sul petto dei figli per simboleggiarne l’arrivo all’età adulta è solo uno dei richiami a quello che avverrà qualche decennio dopo con il Nazismo, dove però i nastri bianchi diventeranno stelle di David.
Tecnicamente il film è eccelso, in bianco e nero. La fotografia meriterebbe un Oscar ad occhi chiusi per quanto riesce ad essere espressiva facendosi messagera delle intenzioni del regista. Anche gli attori sono tutti ottimamente inseriti e capaci nei loro ruoli.
Forse l’unico appunto che si potrebbe fare al film è una punta di “snobismo” nel voler rendere alcuni significati un pò criptici e magari non immediatamente individuabili per il grande pubblico. Ma basta poco per scrollarsi di dosso questa sensazione e godersi il film nella costruzione.
Trailer italiano – il nastro bianco
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